Il
disagio e il disturbo mentale nel mondo
Mente
e corpo
I
principali disturbi mentali
Il disagio e il disturbo mentale nel mondo
L'OMS calcola che nel mondo ci siano 450 milioni di
persone che soffrono di disturbi mentali, neurologici o del comportamento, e
che la gran parte di questi disturbi non siano nè diagnosticati nè trattati. A livello mondiale, i disturbi neuropsichiatrici sono causa
di morte per 1.105.000 persone (anno 2002); in 13 mila casi la principale causa
di morte è direttamente correlata alla presenza di disturbi depressivi. Secondo
alcune ricerche le persone in condizione
di disagio mentale sarebbero invece, secondo le stime più attendibili, oltre
900 milioni, circa il 13% della popolazione mondiale.
La
somma delle persone in una condizione più o meno grave di sofferenza psichica
risulta quindi di un miliardo abbondante di soggetti, cioè un quinto della popolazione
globale.
Se
riportiamo questi dati alla realtà del nostro paese, possiamo avanzare l'ipotesi
che circa dieci milioni di italiani soffrano per un disagio o per un disturbo
mentale.
I
disturbi mentali più diffusi sono nell'ordine: depressione, schizofrenia e demenza.
Mente e corpo
Mente
e cervello non sono la stessa cosa, anche se sono legati indissolubilmente.
Oltre
cento miliardi di neuroni aprono e chiudono nel nostro cervello una miriade
infinita di collegamenti, a seconda delle esperienze che facciamo e del significato
che diamo loro.
Quando
è una parte del corpo a dover essere curata è giusto che il paziente stia a
letto, che i medici lo visitino, toccandolo, auscultandolo, facendo delle analisi
per trovare la natura del male.
Ma
la psichiatria si è separata dalla neurologia proprio per l'impossibilità di
considerare i disturbi psichici esclusivamente come disturbi del cervello.
Non
esiste una linea di confine assoluta fra salute e malattia mentale.
Sono
quattro le diverse condizioni mentali che una persona può incontrare nel corso
della vita:
è
la condizione in cui si vive quando esiste un buon livello di soddisfazione
dei bisogni, insieme a una soddisfacente qualità della vita: equilibrio, serenità,
tranquillità, accettazione del proprio stato individuale e sociale, ma allo
stesso tempo curiosità e spirito di iniziativa contraddistinguono tale condizione.
Certamente
non è uno stato che si raggiunge una volta per tutte e per tutti uguale: nelle
alterne situazioni dell'esistenza, il benessere mentale è l'obiettivo verso
cui l'individuo tende costantemente;
è
la condizione in cui si vive quando si avverte uno stato di sofferenza, connesso
a difficoltà di varia natura (negli affetti, nel lavoro ecc.), che comunque
si presentano nella vita. Tensione, frustrazione, aggressività o tristezza caratterizzano
questa condizione, senza tuttavia che si instauri alcun sintomo specifico. È
bene tenere presente che, insieme alla condizione di benessere, una quota di
disagio è parte integrante di ogni esistenza;
-
disturbo o malattia mentale:
è
la condizione in cui il soggetto vive quando non trova risoluzione alla sofferenza
in cui lo pone la condizione di disagio, ovvero quando essa raggiunge livelli
di intensità molto elevati. Si passa dal disagio al disturbo quando alla sofferenza
prolungata o intensa si accompagnano alterazioni mentali o dei comportamenti.
La sofferenza si "clinicizza", cioè insorgono sintomi psichiatrici specifici:
deliri, allucinazioni, ossessioni ecc. Sebbene la condizione di disturbo mentale
non rientri nella vita normale, tutti, in situazioni particolari, possiamo incorrere
in tale condizione. La condizione di disturbo può essere temporanea se curata
efficacemente e in maniera tempestiva;
-
disturbo mentale stabilizzato:
è
la condizione in cui il soggetto vive quando il disturbo si cronicizza: dunque,
perdurano nel tempo non solo le alterazioni mentali o del comportamento, ma
anche la situazione che le ha determinate. Molto spesso il disturbo si stabilizza
per non essere stato curato o per essere stato curato male.
Le
quattro condizioni che abbiamo tratteggiato costituiscono il sistema di riferimento
entro cui vanno riveduti e collocati i concetti tradizionali di malattia e di
salute mentale. Infatti, la psichiatria moderna considera nettamente falsa e
dannosa l'idea ampiamente diffusa nel senso comune, quella che divide la mente
umana in due soli stati possibili, lo stato sano e lo stato malato, al quale
immediatamente si collegano i pregiudizi della organicità, inguaribilità ecc.
In realtà, quella che chiamiamo esistenza normale, comprende anche condizioni
di disagio, che possono sfociare in veri e propri disturbi.
Si
tratta sempre di passaggi sfumati e graduali, spesso reversibili.
Ciascuno
di noi transita continuamente tra la prima e la seconda condizione, dal benessere
al disagio e viceversa; qualcuno può trovarsi nella terza condizione, essere
cioè soggetto a specifici disturbi; qualcuno può, infine, stabilizzarsi su un
certo disturbo, ponendosi in una condizione di difficile reversibilità.
Si
vede chiaramente che l'idea che alcune teorie rifiutano è frutto di un pregiudizio
ulteriore, che potremo chiamare manicheo, o del bianco e nero: la tendenza a
dividere il mondo in due parti, malattia e salute, folli e normali. Un modo
di vedere le cose apparentemente semplice, evidentemente primitivo, sicuramente
dannoso.

I principali
disturbi mentali
Prima
di descrivere i principali disturbi mentali è necessaria qualche premessa. Partendo
dalla distinzione tra neurologia, che si occupa delle alterazioni organiche
del sistema nervoso centrale e periferico, e psichiatria, che si occupa dei
disturbi mentali o psichici, è bene tener presente che tra le due specializzazioni
esistono ampie zone di sovrapposizione; ma che la distinzione resta fondamentale.
I disturbi che descriveremo sinteticamente sono, dunque, quelli di ambito psichiatrico.
Molti
nomi di disturbi psichici sono entrati nel linguaggio comune, col risultato
che spesso vengono usati in modo vago o improprio. Talvolta si tratta di espressioni
prive di ogni riferimento scientifico, come accade per il termine esaurimento
nervoso, utilizzato per segnalare stati di disagio o disturbi in fase leggera.
Va
detto che alla genericità e improprietà del linguaggio comune, corrisponde un
certo disaccordo, sui termini e sulle classificazioni dei disturbi, anche nella
comunità scientifica.
La
premessa più importante, dunque, è la seguente: termini, classificazioni e descrizioni
hanno un valore orientativo e consentono ai curanti la comunicazione rapida;
men che mai devono essere presi alla lettera, o peggio ancora essere usati da
inesperti per "proporre diagnosi" o etichettare situazioni in modo spesso inadeguato.
Ansia
È
uno stato che, in diversa misura, capita di provare, a tutti, specie all'approssimarsi
di una prova o di un cambiamento (un esame, un incontro, un viaggio, l'inizio
di un lavoro, l'ingresso in un luogo pubblico ecc.); ma può insorgere anche
inaspettatamente, senza apparente collegamento con eventi particolari.
È
caratterizzato da tensione, da una sensazione di timore indeterminato, da una
penosa aspettativa di imminente pericolo o di difficoltà, senza che vi sia un
motivo ragionevole a giustificarle. Il soggetto, concentrato sulla propria intensa
preoccupazione, diviene disattento alla situazione e alle mansioni del momento:
è incerto, compie errori, commette gaffe.
Spesso
si accompagnano allo stato d'ansia manifestazioni, variamente intense, come
sudorazione, senso di affanno, aumento dei battiti cardiaci, rossori, tremori
ecc.
L'ansia
può diventare un disturbo in sé quando si stabilizza nel tempo o quando compaiono
crisi ricorrenti; ma più spesso è un sintomo presente in tutti i disturbi mentali.
Depressione
"Sono
preoccupato", "sono scoraggiato", "sono disperato", "mi sento avvilito", "mi
sento vuoto", "non ne posso più". Sono le parole che più facilmente possono
ricorrere in chi è depresso ed esprime il suo stato emotivo.
Lo
stato d'animo fondamentale della depressione è per lo più quello di una disperazione
triste e cupa, un senso di impotenza verso le cose, l'incombente bisogno di
piangere, di fuggire e perfino di morire.
Le
cose che normalmente suscitano interesse, piacere e soddisfazione, lasciano
indifferenti, annoiati o vengono contemplate con amaro pessimismo. È frequente
il senso di commiserazione verso il mondo e verso se stessi. Il depresso perde
la capacità di ridere.
La
depressione può dare luogo anche a manifestazioni di irresponsabilità.
Mania
È
caratterizzata da una eccitazione generale dell'attività mentale e del comportamento.
Tutto sembra urgente. Il soggetto salta da un pensiero all'altro con rapidità,
è superattivo, reagisce in modo sproporzionato agli stimoli esterni. Ma l'attività
svolta dalla persona in stato maniacale è per lo più inconcludente e non porta
ad alcun beneficio concreto. Spesso lo stato di eccitazione impedisce la concentrazione
e tutto si riduce ad un fare - che può essere vario o ripetitivo - senza progetto.
Al
senso di urgenza può contrapporsi, allora, la frustrazione propria di chi avverte
di "girare a vuoto".
Sebbene
le manifestazioni della mania e della depressione siano di segno opposto, il
problema di fondo è lo stesso: il soggetto avverte, in entrambi i disturbi,
il medesimo senso di incapacità di vivere pienamente e serenamente la propria
esistenza.
Il
depresso è risucchiato nel vuoto, il maniaco gli gira vorticosamente attorno.
Non
è infrequente che fasi di maniacalità si alternino a fasi depressive (disturbo
maniaco-depressivo).
Mania
è uno dei termini più usati nel linguaggio comune con significati diversi da
quello appena definito, per lo più come sinonimo della parola ossessione ("Ma
è una mania!", "Ha la mania di pettinarsi"), o riferito a persona perversa ("È
un maniaco", "un maniaco sessuale"). Tali usi, anche se diffusi, sono comunque
impropri.
Schizofrenia
È
il disturbo forse più difficile da definire. Rappresenta tuttora uno dei temi
centrali e più controversi della psichiatria. Nella collettività evoca l'immagine
della "pazzia" più grave e incomprensibile.
II
termine viene usato per indicare uno stato della mente affetto da scissioni
e separazioni nel quale logica, pensiero, emozioni, sentimenti si dissociano
producendo comportamenti incoerenti e strani. In passato si riteneva che questa
patologia fosse incurabile e progressivamente invalidante, fino a rendere il
soggetto demente.
Oggi
questa idea è ampiamente superata, ma la parola schizofrenia è rimasta ancora
in uso e sotto questo termine vengono classificati numerosi disturbi psichici
di varia entità e gravità. Illustriamo sinteticamente i principali sintomi che
vengono riscontrati quando si parla di schizofrenia:
-
isolamento dalla realtà, ovvero il soggetto vive in un "mondo proprio", difficile
ma non impossibile da comprendere, dove si rifugia per vincere l'angoscia e
in cui difficilmente consentirà agli altri di penetrare;
-
delirio, è la convinzione profondamente radicata che un certo fatto, falso o
inverosimile, sia vero; è carica di emotività e il soggetto non ammette dubbi
o incertezze sulla sua verità:
-
allucinazione, è una alterazione della percezione; il soggetto percepisce e
vive come reali immagini e sensazioni inesistenti.
Deliri
e allucinazioni, pur essendo molto frequenti nella schizofrenia, si rinvengono
anche in altri disturbi mentali.
Nonostante,
le manifestazioni del soggetto risultino spesso sconcertanti, facendo pensare
a veri e propri "guasti" del cervello, questi sintomi sono modalità con cui
la persona schizofrenica cerca di difendersi, sia pure in modo incongruo, da
una sofferenza profonda e devastante.
Così intesa, la schizofrenia è curabile, spesso suscettibile
di miglioramento e in diversi casi guaribile. La concezione pessimistica della
vecchia psichiatria non ha motivo di esistere.
Paranoia
È
un disturbo psichico caratterizzato dal ritenersi in pericolo perché perseguitati
da uno o più nemici. Eventi quotidiani, usuali comportamenti delle persone,
avvenimenti straordinari: tutto è interpretato come segnale di congiure in atto.
Si
sviluppa un vero e proprio delirio ben strutturato e destinato a durare nel
tempo e da esso il soggetto è irremovibile. A nulla serve cercare di convincerlo
della assurdità dei suoi sospetti.
Lo
stato delirante è una sorta di barriera difensiva, eretta per paura del mondo
esterno, cui si accompagna l'isolamento dalla vita sociale, con pensieri e sentimenti
di diffidenza e ostilità nei confronti degli altri.
Questo
disturbo, quindi, non ha nulla a che vedere con gli stati di sfiducia e di incertezza
che possono prendere chiunque in particolari momenti di difficoltà nella vita.
Fobia
È
una paura immotivata ed esagerata verso determinati oggetti, persone, animali,
ambienti o situazioni.
Molte
fobie, senza raggiungere caratteri patologici, sono diffuse, oltre che tra gli
adulti, anche tra i bambini, come la fobia del buio o dei cani. L'ambiente e
l'educazione spesso possono influire nel determinare una fobia: si pensi alla
madre che rimprovera il bambino e dice: "se non stai buono ti faccio mangiare
dal cane", "se fai i capricci ti chiudo al buio".
La
caratteristica delle persone che hanno sviluppato una o più fobie è quella di
evitare in tutti i modi la possibilità di entrare in contatto con l'oggetto,
la persona, l'animale o l'ambiente temuto. Questo fatto può comportare notevoli
alterazioni di comportamento e impedimenti nello svolgimento della vita quotidiana.
Ossessione
La
persona che ha un disturbo ossessivo si sente costretta, suo malgrado, ad avere
pensieri ripetitivi e ad agire secondo comportamenti obbligati (per es., deve
controllare continuamente chiusure o aperture di porte, interruttori, rubinetti
ecc.; deve pulire ripetutamente suppellettili, strumenti, indumenti o se stessa;
deve uscire portando con sé certe cose o passando per certi luoghi). La fobia
è un rifiuto, l'ossessione è un'attrazione inesorabile.
Il
soggetto si sofferma su un'idea assurda ed inappropriata, che avverte come estranea,
che lo rende pesantemente schiavo di cose, di luoghi, di riti, perdendo la padronanza
di sé e della propria vita.
Le
ossessioni possono invadere così profondamente la mente di una persona, da renderle la vita impossibile,
dolorosa e soffocante.
Isteria
Può
essere definita come la finzione inconsapevole ed involontaria di un disturbo,
sia del corpo che della mente: impossibilità di camminare, paralisi degli arti,
amnesie, cecità ecc.
Senza
rendersene conto la persona imita ed esibisce, a sé ed agli altri, un disturbo
che realmente non ha, ma che è convinta di avere. Così facendo, spera inconsciamente
di ottenere l'attenzione e l'aiuto degli altri.
L'isterico,
in questo modo, fa vedere con una finta malattia solo una parte della grande
sofferenza che si nasconde dietro un problema non affrontato.
Ipocondria
È
il disturbo per cui si ha la convinzione di essere malati senza che ve ne sia
reale motivo, e di questa preoccupazione si soffre e ci si tormenta.
Non
è raro trovare persone che trascorrono gran parte del tempo sottoponendosi a
visite mediche, analisi cliniche e pratiche terapeutiche, nel disperato tentativo
di conoscere quale "malattia interna" debba assolutamente esserci, per spiegare
la loro sofferenza. L'ipocondria è come un'ossessione rivolta verso il proprio
corpo vissuto come luogo di malfunzionamento.
Attenzione:
l'ipocondriaco è un malato immaginario per la medicina generale, ma diviene
un paziente per la psichiatria. Infatti la sua convinzione è falsa, ma la sofferenza
è vera.
L'ipocondria
non va confusa con i disturbi psicosomatici che sono vere e proprie malattie
dell'organismo, determinate prevalentemente da fattori psicologici (ulcera gastro-duodenale,
asma ecc.).
Anoressia e bulimia
Si
tratta di due disturbi psicologici che si manifestano attraverso l'eccessiva
attenzione per l'alimentazione e per il proprio corpo.
L'anoressia
si manifesta prevalentemente tra le adolescenti con un ostinato rifiuto ad alimentarsi,
con la conseguenza di un forte dimagrimento che nelle forme più gravi può condurre
anche alla morte. L'anoressica vede il proprio corpo, anche se magro, sempre
come troppo grasso.
La
bulimia è caratterizzata da grandi abbuffate di dolci e di cibi ingrassanti,
che vengono ingurgitati in gran fretta; quasi sempre di nascosto.
Sia
le persone anoressiche che quelle bulimiche si procurano il vomito come estremo
tentativo di ripristinare il controllo del proprio corpo.
Demenza
Esistono
altri disturbi mentali, che hanno una sicura base organica (lesione biologica
del cervello); tali disturbi, di parziale competenza psichiatrica, coinvolgono
anche la neurologia e la medicina generale.
La
demenza è un disturbo caratterizzato dalla progressiva perdita dell'intelligenza
e della memoria per la morte di un consistente numero di cellule cerebrali.
La demenza deriva da cause patologiche (atrofia cerebrale, arteriosclerosi,
traumi, tumori cerebrali ecc.), ma anche dal semplice invecchiamento, cioè dal
fisiologico deterioramento mentale cui va incontro l'essere umano nel corso
della sua esistenza.
Insufficienza mentale
È
la condizione dovuta ad uno sviluppo limitato della personalità, sia in termini
cognitivi che affettivi. Le cause dello sviluppo limitato sono di natura ereditaria,
traumatica (nella gravidanza e durante il parto) ed infettiva (encefalite cerebrale).
L'insufficiente mentale (o handicappato mentale) è una persona in vario grado
meno intelligente e più immatura, sul piano affettivo e comportamentale, della
media degli individui. In conclusione il demente è un ricco divenuto povero,
mentre l'insufficiente mentale è una persona sempre stata povera.
Confusione mentale
È
quella condizione per la quale una persona perde la capacità di orientarsi nel
tempo, nello spazio e perfino verso le persone più intime e note che non riesce
a riconoscere. Più che un disturbo è un sintomo causato da un'aggressione diretta
dell'encefalo (intossicazione alcolica, infezioni cerebrali, traumi cranici,
tumori cerebrali, arteriosclerosi) o indiretta, come avviene in alcune malattie
infettive gravi con febbre alta (malaria, tifo ecc.).
Qualunque
disturbo mentale in fase acuta può presentarsi in forma di confusione mentale.
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