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Servizi territoriali

La ricerca della risposta alla sofferenza

I servizi psichiatrici territoriali e le fonti legislative 

La ricerca della risposta alla sofferenza

Semplificando molto quello che succede nella realtà, possiamo dire che le persone cercano una risposta alla propria sofferenza in diversi modi:

-      risorse personali o rivolgendosi a quella rete informale di amici, parenti, conoscenti che è così importante in ogni situazione difficile;

-      autorità religiose, insegnanti, persone ritenute particolarmente sagge ed esperte nell'ambiente di lavoro, nei piccoli gruppi e nelle comunità frequentate anche a titolo spontaneo;

-      guaritori, maghi o altre persone investite di un potere particolare, spesso riconosciuti in ambienti pseudoreligiosi, che condividono con il soggetto l'idea che la sofferenza psichica proviene da influssi esterni maligni, da fatture, malocchio, per opera di esseri diabolici o per mancanza di stati di grazia;

-      tecniche di medicina alternativa come l'omeopatia, l'erboristeria, quelle esotiche che propongono una lettura particolare del rapporto tra mente e corpo o di quello tra uomo e natura;

-      medicina non specialistica e di famiglia, affidando al medico di fiducia o alla struttura ospedaliera locale la decisione su chi si debba consultare o da chi si debba essere curati;

-      medici o centri specialistici sia pubblici che privati, attraverso l'invio del medico di famiglia o su informazione avuta da parenti e amici.

Non c'è da stupirsi se il cammino, in questo labirinto di risposte possibili, può essere percorso in modo apparentemente illogico. La sofferenza psichica è difficile da sopportare e, proprio a causa dei gravi pregiudizi che comporta, la richiesta di aiuto e di consiglio può indurre paure e vergogna.

Percorrere il labirinto procedendo per prove ed errori comporta seri rischi. Il tentativo di farcela da soli (di per sé lodevole, perché denota fiducia in se stessi) può mancare di una giusta valutazione dei propri disturbi. Coloro che sono ritenuti persone sagge ed esperte mancano di competenza e possono, anche in buona fede, dare consigli inadeguati, specie di fronte a disturbi che nascondono la loro gravità. Guaritori e maghi, quando non celano veri e propri raggiri economici, possono produrre qualche effetto di suggestione, destinato per lo più a successive ricadute. Anche il ricorso al medico di famiglia, quando non sia bene informato, o a strutture mediche non specialistiche richiede una certa prudenza: alcuni dati statistici mostrano una propensione da parte del medico non specialista ad insistere nella somministrazione di psicofarmaci, prima di avviare il paziente verso chi può impostare un trattamento più idoneo.

Il servizio privato non può disporre, a meno di una crescita smisurata dei costi, di una serie di figure e di luoghi terapeutici di supporto (assistenti sociali, infermieri specializzati, strutture protette non ospedaliere) che costituiscono un prezioso fattore nell'attuazione di un progetto terapeutico. Inoltre, non è infrequente, proprio nei casi più impegnativi, che valide terapie intraprese in ambito privato vengano abbandonate dal paziente o da chi lo sostiene per l'impossibilità di affrontarne a lungo le spese.

Inoltre, è necessario almeno accennare alle molte offerte di psicoterapie diverse. Per psicoterapia si intende qualunque forma di cura dei disturbi mentali attraverso il rapporto interpersonale che si stabilisce tra lo psicoterapeuta ed il paziente. L'intervento psicoterapeutico è fondamentale in psichiatria e occupa una parte centrale del progetto terapeutico.

Sono sotto ogni aspetto forme di psicoterapia, così come viene abitualmente svolta in ambiti pubblici, sia il colloquio terapeutico sia l'intervento sulla famiglia, mentre l'intervento socio-terapeutico e il ricovero lo sono solo in parte. Esistono poi delle psicoterapie specialistiche, ognuna delle quali agisce secondo principi e metodi specifici: le psicoterapie specialistiche (psicoanalisi, terapie ad orientamento psicodinamico, terapia sistemica, comportamentale, cognitiva ecc.) sono di almeno quattrocentocinquanta tipi diversi. Quelle praticate in Italia sono almeno cinquanta.

È evidente quanto sia difficile per un cittadino orientarsi nel labirinto delle offerte private di psicoterapia, sottoposte, tra l'altro, a scarso controllo. A prescindere dal problema dei costi elevati, si corre il rischio di iniziare un lungo trattamento specialistico senza che se ne abbia effettivamente bisogno o di affidarsi ad uno psicoterapeuta non sufficientemente competente. Eccetto la psicoanalisi, tutte le psicoterapie specialistiche possono essere condotte in ambienti pubblici, con il vantaggio di essere gratuite e per di più di svolgersi in condizioni di maggior controllo.

In conclusione, è evidente quanto sia difficile trovare la risposta appropriata per chi abbia bisogno di aiuto e di consigli per mantenere la propria o altrui salute mentale.

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I servizi psichiatrici territoriali e le fonti legislative

Per evitare errori e iniziare trattamenti inutili o perfino dannosi, si consiglia di rivolgersi, anche solo per un breve consulto, al servizio psichiatrico pubblico, cioè al dipartimento di salute mentale (Dsm)tramite le sue articolazioni periferiche (CSM o Centro di salute mentale, in Lombardia CPS o Centro psico-sociale).

L’organizzazione dei servizi psichiatrici territoriali è basata sulla leggi nazionali e regionali.

Le principali fonti legislative nazionali sono costituite dalla legge 180 del 13 maggio 1978 , poi inserita nella legge 833 del 23 dicembre1978, che istituì il SSN (Servizi Sanitario Nazionale) con l’istituzione delle USSL, poi trasformate in ASL

Ricordiamo che con la progressiva autonomia concessa alle regioni, lo stato si limita a indicare le linee generali di indirizzo, mentre le regioni legiferano in parziale autonomia per quanto riguarda la sanità.

Il Servizio sanitario nazionale (SSN), istituito dalla legge n.833 del 1978, fornisce l'assistenza sanitaria a tutti i cittadini senza distinzioni di genere, residenza, età, reddito e lavoro.

Ci concentreremo pertanto sulla organizzazione lombarda dei sevizi per la tutela della salute mentale in quanto come associazione siamo radicati in Lombardia.

In Lombardia la legge regionale dell’11 agosto 2015 (LR 23/2015) ha profondamente innovato l’organizzazione amministrativa sanitaria.

Viene istituito l’”Assessorato alla salute e politiche sociali Welfare” che riassume le deleghe appartenenti in passato all’Assessorato alla salute e all’Assessorato alla famiglia, solidarietà sociale, volontariato e pari opportunità. Questa concentrazione delle responsabilità in sede regionale costituisce il cambiamento più importante della legge.

Vengono istituite le ATS (agenzie di tutela della salute), ossia articolazioni amministrative della Regione che si proiettano nei territori. Tali strutture attuano la programmazione definita dalla Regione, attraverso l’erogazione di prestazioni sanitarie e sociosanitarie tramite i soggetti accreditati e contrattualizzati pubblici e privati.

Il secondo “pezzo” del sistema territoriale è costituito dalle ASST (aziende socio sanitarie territoriali), ossia delle strutture operative pubbliche della sanità lombarda..

In sintetica conclusione, viene strutturato un sistema a tre livelli:

  • centrale regionale
  • sue articolazioni amministrative (ATS)
  • sue articolazioni operative (ASST)

Per quanto riguarda l’organizzazione e i compiti dei servizi psichiatrici in Lombardia segnaliamo quanto è riportato sul sito della regione (scheda informativa sui Servizi per la salute mentale della Regione Lombardia aggiornata al 28/05/2018) che sostanzialmente riporta quanto previsto dalla legge regionale 15/2016.

“L’area della salute mentale include l’insieme delle attività orientate a promuovere la tutela della salute mentale e del benessere psicologico e a contrastare gli effetti di esclusione sociale che i disturbi psichici e altre patologie o problematiche possono causare.

Afferiscono all’area della salute mentale gli ambiti delle dipendenze, della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, della psichiatria, della psicologia e della disabilità psichica” (LR 29 giugno 2016 n.15).

A livello organizzativo la LR 15/2016 prevede che l’area della salute mentale sia strutturata in forma dipartimentale in coerenza con quanto previsto dalla programmazione regionale e da quella della Agenzia di Tutela della Salute (ATS) competente per territorio.

Nell’ambito dell’area della salute mentale opera il Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze (DSMD) istituito presso le Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (ASST) e di norma articolato in:

  • una o più Unità Operative di Psichiatria (UOP),
  • una o più Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA),
  • una o più Unità Operative di Psicologia (UOPsi),
  • una o più Unità Operative dei Servizi per le Dipendenze (UOSD),
  • servizi dedicati alla disabilità.

Le Unità Operative e i servizi dedicati alla salute mentale, alle dipendenze e alle disabilità attuano azioni di prevenzione, di valutazione multidimensionale dei bisogni, di presa in carico, di cura e riabilitazione promuovendo l’integrazione dei servizi, ospedalieri e territoriali, e garantendo la continuità dei percorsi di cura.

LE UNITA’ OPERATIVE DI PSICHIATRIA

Le Unità Operative di Psichiatria rispondono, attraverso una articolata e integrata rete di servizi sia pubblici che privati accreditati, ai bisogni di quelle fasce di popolazione adulta che presentano, con livelli diversi di intensità e gravità, disturbi psichici.


Le Unità Operativa di Psichiatria dispongono dei seguenti presidi:

-      Centri Psico-Sociali (CPS): rappresentano il perno dell’organizzazione territoriale dell’assistenza psichiatrica in quanto struttura di primo accesso e luogo di coordinamento dei programmi di cura. In Lombardia sono attivi 91 CPS presso cui operano equipe multidisciplinari composte da psichiatri, psicologi, infermieri, assistenti sociali ed educatori.
 

-      Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC): collocati all’interno degli ospedali dispongono di posti letto dedicati alle situazioni di acuzie (per un totale di circa 800 posti letto a livello regionale).
 

-      Strutture semiresidenziali/Centri Diurni (CD): garantiscono trattamenti riabilitativi e risocializzanti durante le ore diurne.
 

-      Strutture residenziali psichiatriche (SRP): forniscono trattamenti in regime residenziale e si articolano in diverse tipologie a seconda della finalità prevalente (riabilitativa o assistenziale) e del grado di protezione garantito (presenza degli operatori sulle 24 ore, nelle ore diurne o per fasce orarie). Complessivamente l’offerta residenziale è di circa 4.200 posti letto. In ambito residenziale sono inoltre attivi circa 600 programmi di residenzialità leggera, realizzati in strutture non vincolate all’accreditamento sanitario e caratterizzate da bassa intensità assistenziale.

Il volontariato, le cooperative sociali, le organizzazioni degli utenti.

Riteniamo utile, inoltre, sottolineare l'esistenza, di gruppi di cittadini e di utenti che si organizzano specificatamente intorno ai problemi della sofferenza mentale.

Tali forme spontanee di assistenza e di solidarietà, costituiscono una risorsa importante che si integra alle risposte pubbliche.

Ecco le più significative:

-      gruppi di familiari e di utenti che, coinvolti direttamente nel problema psichiatrico, scambiano le proprie esperienze configurandosi come gruppi di auto-aiuto. Spesso si strutturano in associazioni, cercano di affrontare a livello politico e amministrativo le difficoltà dovute alle insufficienti risorse destinate al settore psichiatrico; in qualche caso gestiscono direttamente alcune strutture e servizi. Sul piano dell'assistenza ai singoli pazienti, questi gruppi possono diventare veri e propri interlocutori quando non si ottiene alcuna risposta né dagli operatori del Dsm, né dagli organi della Asl;

-      gruppi di associazioni di volontariato religioso e laico, caratterizzati da una forte solidarietà sociale verso forme anche estreme di emarginazione di persone bisognose di assistenza e di cure, tra le quali anche pazienti psichiatrici;

-      cooperative sociali composte da figure professionali che talvolta si avvalgono anche dell'opera dei pazienti; sono finalizzate alla gestione delle strutture intermedie e al reinserimento lavorativo e psico-sociale.

-      Organizzazione di utenti: da qualche anno si sono costituite associazioni di utenti che organizzano in modo autononomo le loro iniziative e partecipano ai tavoli e alle manifestazioni pubbliche che riguardano le problematiche della salute mentale. Ricordiamo in Lombardia la RUL (Rete Utenti Lombardia)

 

-      ESP: sono pazienti che, con appositi corsi di formazione e con remunerazione, aiutano altre persone affette da disturbo mentale a integrarsi socialmente e a utilizzare al meglio i sevizi psichiatrici interfacciandosi tra operatori psichiatrici e utente.

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Lo stigma

Stigma (dal latino: stigma o stimma = marchio, macchia, punto).

Stigma e qualità di vita nei disturbi mentali

Ancora oggi l’immagine delle persone colpite da disturbi mentali è spesso quella di individui strani, imprevedibili e quindi potenzialmente pericolosi. Così tutti noi ci aspettiamo che, per coloro che sono affetti da un disturbo mentale, i principi della logica possono venir meno.

Questo pregiudizio, questo stigma, permea la nostra società e viene attribuito indistintamente a tutti coloro che soffrono disturbi mentali condizionandone pesantemente la vita. Forse e più della malattia stessa.

Non siamo più, per fortuna, all’epoca della chiusura indiscriminata nei manicomi e alla perdita di ogni forma di diritto ivi compreso quello di votare, ma a un lento e strisciante isolamento in cui le persone colpite da un disturbo mentale vengono a trovarsi replicando, in chiave moderna, le forme di segregazione del passato.

Come gestire lo stigma

Lo stigma, oltre che essere conseguenza di paura (che in rari casi può essere giustificata), è in gran parte conseguenza di ignoranza e di false credenze che storicamente hanno contribuito, specie in passato, ad alimentare il falso convincimento che la malattia mentale sia incurabile e che questi pazienti siano “pericolosi”. E’ ovvio che un comportamento bizzarro o aggressivo possa incutere timore. Per affrontare queste situazioni, indubbiamente difficili, è necessario essere informati, già dall’adolescenza, e consapevoli circa il problema della malattia mentale ed eventualmente di possibili strategie da adottare. Pur con il rischio di essere semplicistici è importante cercare di capire il perché di quel comportamento e in ogni caso avere un atteggiamento di rispetto e di accettazione delle manifestazioni comportamentali abnormi tenendo presente che la persona che le manifesta è affetta da una patologia.

Per ovviare alle conseguenze negative dello stigma che in molti casi condiziona pesantemente e negativamente la vita delle persone con disturbo mentale più della malattia stessa, è necessario che le persone siano correttamente informate. Tale informazione deve essere data a livello scolastico, attraverso i media e con il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche, delle associazioni dei familiari, degli utenti, del volontariato.

E’ una difficile lotta contro i pregiudizi che necessita impegno e sostegno anche da parte del pubblico oltre che del privato sociale.

Qualità di vita dei familiari dei malati mentali

Una indagine su un campione di familiari di persone affette da disturbo mentale realizzata dalla Federazione Europea delle Associazioni delle famiglie dei malati mentali (Eufami), tramite un questionario dimostra che l'attenzione alla qualità di vita dei pazienti è stata superiore rispetto a quella dei familiari.

I familiari responsabili (caregiver) dei pazienti psichiatrici condividono lo stesso disagio. La loro vita è dominata dal fatto che si assumono la responsabilità dei membri della famiglia affetti da malattie mentali.

I fattori principali che determinano la percezione da parte dei familiari della propria qualità di vita comprendono:

caratteristiche personali,
agenti stressanti di tipo situazionale,
agenti stressanti di tipo relazionale,
Altri agenti stressanti

Caratteristiche dei familiari responsabili

Caratteristiche personali

1. Età media dei familiari elevata (60 anni, alcuni 80/90anni).

2. Presenza elevatissima di donne.

3. I familiari sono per lo più madri, che frequentemente vivono da sole e hanno talora un rapporto problematico con un coniuge / partner.

4. Conseguenze drammatiche: età, carico di lavoro e salute dei familiari; per quanto attiene alla salute si riscontrano: il rimuginare, la fatica, l'irritabilità, l'insonnia e il dolore alla schiena.

5. Si prendono cura dei pazienti psichiatrici una minoranza di persone, tra le quali: nonni, fratelli, sorelle, amici ecc.

Agenti stressanti di tipo situazionale

1. Vivere aspetti esistenziali legati alla convivenza della malattia mentale in famiglia. Secondo L'Eufami, l'8% degli intervistati (familiari) assiste due o più parenti affetti da malattie mentali.

2. Gestire il rifiuto del trattamento da parte dei pazienti. Il 50% dei familiari si assume la responsabilità che il paziente segua correttamente la terapia farmacologica.

3. Avere a che fare con comportamenti aberranti dei pazienti, ad esempio: il delirio, le allucinazioni, le condotte bizzarre, le idee persecutorie ecc.

4. Gestire il comportamento aggressivo dei pazienti. Molti familiari responsabili hanno subito violenza, non solo fisica, da parte dei propri congiunti.

5. Nella mente dei familiari troviamo due principali timori dominanti:

   timore per il futuro;
   timore di ricadute in episodi psicotici acuti.


6. Subire un carico di lavoro eccessivo (tempo trascorso occupandosi del paziente): circa 30 ore settimanali.

7. Gestire i sintomi negativi, come l'inattività dei pazienti, l'isolamento, l'ansia e la frustrazione.

8. Vivere in presenza di minacce e tentativi di suicidio da parte dei pazienti psichiatrici.

9. Subire lo sconvolgimento e il crollo della famiglia derivanti dal far fronte alla mancanza di comprensione e sostegno da parte dei familiari, parenti e amici.

10. Prestare attenzione ai bisogni e alle aspettative degli altri membri della famiglia

11. Rimanere calmi di fronte alle tensioni, controllare le proprie reazioni così da non manifestare un elevato livello di emotività espressa

12. Modificare i progetti e lo stile di vita: interrompere o ridurre occupazioni vantaggiose, carriera ecc.

Agenti stressanti di tipo relazionale o sociale

Il primo agente stressante: l'inadeguatezza dei servizi. Una rete di servizi di comunità per il trattamento e la riabilitazione dei pazienti può permettere loro una vita indipendente o comunque in condizioni protette.

In secondo luogo lo stigma e l'esclusione sociale.

In terzo luogo un costo in termini economici. In Italia il welfare, per ora, ha garantito una discreta protezione sociale dei pazienti psichiatrici.

Altri Agenti stressanti

Gli stress più gravosi secondo Lefley (1990) sono provocati dal personale dei servizi di salute mentale e da servizi psichiatrici inadeguati.

Tra questi ritroviamo:

1. Atteggiamento di colpevolizzazione verso i genitori. In queste situazioni è lo stesso paziente a colpevolizzare, seguito da psicoterapeuti, parenti, amici, psichiatri, ecc.

2. Incapacità del personale assistente di fornire informazioni e sostegno oppure il rifiuto di comunicare; molti professionisti non si rendono conto del ruolo cruciale dei familiari nel garantire assistenza primaria nella psichiatria di comunità. Inoltre molto forte è il bisogno dei familiari di essere informati sulla malattia e sul trattamento.

3. La scarsa conoscenza del carico emotivo dei familiari. Il personale non ha familiarità con i problemi della quotidianità. La difficoltà da parte dei professionisti di comunicare con i familiari, ed altri atteggiamenti evasivi, possono provocare sentimenti di scoraggiamento e di inadeguatezza.

4. Difficoltà di accesso al trattamento ospedaliero. Si verificano situazioni di emergenza che richiedono l'ospedalizzazione coatta, mancano servizi adeguati per la gestione di situazioni di crisi.

5. Difficoltà di accesso a un appropriato trattamento ambulatoriale; fonte importante di sostegno per i familiari.

Le conseguenze dello stress

Dolore, confusione, rabbia, autocolpevolizzazione, frustrazione, isolamento, sensi di colpa, crollo delle difese psicologiche affliggono i familiari che assistono un malato di mente.

Le reazioni normali alle situazioni di stress non possono essere evitate, i familiari non possono fuggire e devono tenere sotto controllo la rabbia.

Ovviamente tutto ciò provoca stress e di conseguenza la qualità di vita dei familiari è molto bassa, non potendo essi riuscire a soddisfare altri bisogni umani fondamentali.

Benefici derivanti dall'assistenza ai familiari

Secondo uno studio condotto in Austria, i familiari responsabili hanno dichiarato di trarre beneficio nell'assistere un loro parente malato.

Si tratta di benefici molto diversi: per esempio, una più profonda comprensione della condizione umana; una maggiore tolleranza per il comportamento deviante; la scoperta di nuovi amici tra coloro che si trovano in una situazione simile; la soddisfazione di sentirsi necessari per qualcuno; affrontare una sfida, una maggiore solidarietà familiare, un maggior avvicinamento al coniuge, il conforto della religione.

Conclusioni

II ruolo socialmente assegnato ai familiari responsabili è quello di operatori di base nell'assistenza comunitaria ai pazienti con gravi malattie mentali croniche. Si tratta di un ruolo assegnato implicitamente, ma socialmente non riconosciuto né confermato dai tradizionali protocolli di un ufficio.

Quando si chiede ad un familiare responsabile da che cosa dipende la propria qualità di vita, quasi certamente risponderà dalle condizioni del mio congiunto malato. Se lui sta bene, sto bene anch'io, se lui/lei soffre, soffro anch'io. Ciò suggerisce che la soddisfazione di vita dei familiari responsabili è una "variabile dipendente della qualità di vita dei pazienti; i familiari dovrebbero essere sostenuti di diritto e non considerati solo un'appendice del paziente".

I familiari non possono adempiere al compito loro assegnato nella società senza un sostegno e un riconoscimento adeguati.

Proprio come la qualità di vita dei pazienti determina in larga misura la qualità di vita dei familiari, quella di questi ultimi potrebbe significare una vita migliore per tutti.

Spunti tratti da: Heinz Katschnig, Hugh Freeman, Norman Sartorius, La qualità di vita in psichiatria. Definizione, misurazione e implicazione cliniche, Roma, Il Pensiero Scientifico Editore, 1999

 

 

ConvegnoSF1
 
 Programma e relatori del convegno 
 

Il 7 novembre 2018 si è tenuto, all'Acquario Civico di Milano,  il convegno "LA CURA DELLA SALUTE FISICA NEI SERVIZI PSICHIATRICI". Le relazioni e i filmati, gia presenti nelle sezioni "Documenti" / "Filmati" sono quì seguito raggruppati per agevolarne la consultazione. Passando il mouse sui campi da R0 - R5 si visualizzano le relazioni in PDF; passandolo sul titolo della relazione si visualizzano i filmati.   

   - Coordinatore - Dr. Davide Motto

   - Introduzione - Dr. Gianfranco Mascherpa                                             

R0 - Non c'è salute psichica senza salute fisica - Prof. Claudio Mencacci

R1 - Salute fisica e salute mentale tra associazione e causalità - Prof. Giuseppe Carrà

R2 - Promozione di stili di vita salutari nelle persone con disturbi mentali - Dr. Enrico Semrov

R3 - La tutela della salute fisica negli interventi precoci:

       L'esperienza di Programma 2000 - Dr.ssa Mariella Sarno

 

     - Coordinatrice - Dr.ssa Caterina Viganò

R4 - Fumo e problematiche psichiche: 

       L'esperienza del Centro Antifumo dell'Istituto Nazionale dei Tumori - Dr.ssa Elena Munarini

R5 - Cosa fanno i servizi psichiatrici territoriali per la cura della salute fisica degli utenti?

       i dati di un'indagine a Milano - Dr.ssa Barbara D'Avanzo

       Tavola rotonda sui risultati dell'indagine - Dr.ssa Lorenza Pasquale

       Tavola rotonda sui risultati dell'indagine - Dr. Emiliano Monzani

       Conclusioni - Dr. Angelo Barbato                    

SaluteFisicaLogo

  

RILEVAZIONE DELLE ATTIVITA' RIVOLTE ALLA CURA DELLA

SALUTE FISICA NEI SERVIZI DI SALUTE MENTALE DI MILANO 

 

La ricerca nasce dalla collaborazione di diverse realtà attive nell’associazionismo e nella ricerca ed è volta a riscontrare quale sia il grado di attenzione dei Servizi di Salute Mentale verso il tema della “salute fisica” delle persone che hanno “in carico”, e per rilevare in quali azioni e attività tale attenzione si realizza.

Il questionario è previsto venga inviato ai Responsabili di strutture semplici o complesse identificate nei diversi Dipartimenti di Salute Mentale (della ATS Città Metropolitana di Milano) e ad altri Operatori indicati dagli stessi Responsabili.

Sono partner della ricerca:

IRCCS Mario Negri: Barbara D’Avanzo

Associazione Cambiare la Rotta Onlus: Anna Meneghelli

WAPR Italia: Barbara D’ Avanzo, Davide Motto

Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione Onlus: Davide Motto

Associazione di Famigliari La Tartavela Onlus: Gianfranco Mascherpa e Consiglio Direttivo

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